Giornata della Memoria - 27 gennaio 2013


"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario"
                                                                                                                Primo Levi

I nostri consigli:
"Diario" di Etty Hillesum
Etty è una giovane donna di Amsterdam, intensa e passionale. [...] È ebrea, ma non osservante. [...] Etty registra le voci su amici scomparsi nei campi di concentramento, uccisi o imprigionati. Un giorno, davanti a un gruppo sparuto di alberi, trova il cartello: «Vietato agli ebrei». [...] Etty annota: «La nostra distruzione si avvicina furtivamente da ogni parte, presto il cerchio sarà chiuso intorno a noi e nessuna persona buona che vorrà darci aiuto lo potrà oltrepassare». [...] Pensa a come potrà essere d’aiuto ai tanti che stanno per condividere con lei il «destino di massa» della morte amministrata dalle autorità tedesche. Confinata a Westerbork, campo di transito da cui sarà mandata ad Auschwitz, Etty esalta persino in quel «pezzetto di brughiera recintato dal filo spinato» la sua capacità di essere un «cuore pensante». Se la tecnica nazista consisteva innanzitutto nel provocare l’avvilimento fisico e psichico delle vittime, si può dire che su Etty abbia provocato l’effetto contrario. [...] Anche nel pieno dell’orrore, riesce a respingere ogni atomo di odio, perché renderebbe il mondo ancor più «inospitale». [...] Sul diario aveva annotato: «’ Temperato’: distinguerlo da ‘indurito’». E proprio la sua vita sta a mostrare quella differenza.
"Dove era Dio? Il discorso di Auschwitz"
di Benedetto XVI
«Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile – ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che è un interiore grido verso Dio: “Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?”. È in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa.»
"Ravensbruck" di Germaine Tillion
Resistente della prima ora, denunciata da un prete cattolico, Germaine Tillion viene arrestata nell'agosto del 1942 e in seguito deportata come prigioniera politica nel campo di concentramento di Ravensbruck. In questo libro ricrea il mondo del campo a partire da se stessa, in un connubio tra testimonianza personale e documentazione storica, nella strenua convinzione che si possa sempre verificare e dire la verità. Dalla descrizione oggettiva irrompe di continuo la sua esperienza: l’impatto brutale all’arrivo nel campo – in fila per cinque, le ingiurie e le botte, la difterite e le pulci -, la gratuita crudeltà delle sorveglianti, le giovani donne da lei conosciute poi uccise dagli aguzzini. Scrive Tzvetan Todorov: «Germaine Tillion è uno dei personaggi più luminosi del secolo buio che abbiamo appena lasciato. Ha saputo attraversare il male senza mai prendersi per un’incarnazione del bene. Resistente e deportata, combattente per la dignità umana e contro la tortura, scrittrice arguta dei momenti tragici dell’umanità, può aiutarci a vivere meglio l’oggi».

"Un sacchetto di biglie" - Vincent Bailly e Kris

 Parigi, 1941. Nella loro cameretta di rue de Clignancourt, due fratelli ascoltano rapiti una storia della buonanotte raccontata dal loro papà. È una storia fatta di avventure lontane, di assalti e combattimenti, di pittoresche fughe a cavallo per l’Europa: uno dei tanti episodi della vita epica di Jacob Offo – il nonno che i piccoli Maurice e Jo non hanno mai conosciuto – e della lotta per la sopravvivenza del suo popolo contro i terribili pogrom perpetrati in Russia dalle truppe zariste agli albori del XX secolo. Non sanno ancora, i due bambini, che ben presto quella che considerano una semplice favola, tornerà a replicarsi e ad assumere i contorni di un vero incubo: nella Francia da poco occupata dalle truppe tedesche [...] il tempo dei giochi e della spensieratezza sta irrimediabilmente per finire. Per Jo e Maurice arriverà ben presto il momento di dire addio all’infanzia e di scappare verso la “Francia libera” in un’avventura che sembra tratta da un film, e invece è una storia vera, commovente e drammatica. [...]
"La storia di Erika" di Ruth Vander Zee e Roberto Innocenti
Dal 1933 al 1945 sei milioni di Ebrei, della mia gente, furono sterminati. Fucilati, lasciati morire di fame, gassati, bruciati nei forni. Io no. Io sono nata intorno al 1944. Non so esattamente quando. Non so neanche il vero nome. Non so da dove vengo, non so se avevo fratelli o sorelle. L'unica cosa che so, è che avevo solo pochi mesi, quando fui strappata all'Olocausto.
"L'albero di Anne" di Irene Cohen-Janca
 e Maurizio A.C. Quarello
Centocinquant’anni è una vita breve per un ippocastano. Minacciato dai parassiti che lo consumano, l’albero si ricorda della vita troppo breve di quella ragazza che visse per due anni, in clandestinità, al numero 263 di Prinsengracht.
Dal suo lucernario, lei scriveva nel suo diario le trasformazioni dell’albero nell’alternarsi delle stagioni, unico segno del trascorrere del tempo e della vita che fuori continuava.
Accadeva ad Amsterdam durante la Seconda Guerra Mondiale e la ragazza si chiamava Anna Frank.
A quell’ippocastano, oggi, il compito di raccontare la sua storia.