"Ferite profonde" di Nele Neuhaus
David Joshua Goldberg, novantaduenne ebreo appena tornato in Germania dopo sessant’anni trascorsi negli Stati Uniti, viene ucciso nella sua casa di Kelkheim. Le modalità dell’omicidio fanno pensare a una vera e propria esecuzione: un colpo alla nuca sparato mentre la vittima era in ginocchio. Ancora più sconcertanti poi sono i ritrovamenti successivi: un numero, 16145, scritto col sangue su uno specchio e un tatuaggio, scoperto nella parte interna del braccio dell’anziana vittima, in tutto e per tutto identico a quello delle SS. Quel numero potrebbe rappresentare un numero della prigionia e dei campi di concentramento tedeschi, ma nulla sembra essere spiegabile, visto che David non era uno spietato nazista, ma un ebreo costretto ad atroci vessazioni, come tanti altri. Perché qualcuno avrebbe dovuto vendicarsi di lui? E forse questo è solo un modo per depistare le indagini e trascinare gli investigatori verso una pista che in realtà non c’entra nulla. Ferite profonde ci conduce ad osservare vite apparenti che celano, dietro sorrisi e serenità borghesi, malesseri e segreti inconfessabili.